Nebulosa Trifida (M20)

Dopo diverso tempo passato a riprendere con l’FSQ, mi è ritornata voglia di riprese a lunga focale; ho così rimesso in piedi il mio fido RC10 Truss della GSO e quest’estate ho ripreso la nebulosa Trifida (M20) in LRGB.

Come al solito trovate i dettagli della ripresa sul sito, che ora vi apparirà in veste rinnovata.

Ritorno sul (largo) campo!

Lo scorso fine settimana, approfittando del cielo sereno e del periodo di Luna Nuova, sono riuscito a utilizzare la mia atrezzatura da campo, che attualmente consiste nella fida QSI583 accoppiata la teleobiettivo Samyang 135/2.

Le ore notturne estive sono pochissime, per cui mi sono concentrato su un paio di zone della Via Lattea abbastanza luminose e letteralmente colme di oggetti molto interessanti.

La prima ripresa che ho elaborato è quella che vi presento oggi, si tratta di un campo a cavallo di ben tre costellazioni: Sagittario, Scudo e Aquila!

Come dicevo prima il campo è cosparso di oggetti notevoli; balzano immediatamente all’occhio le nebulose ad emissione M16 ed M17 (rosso-magenta) nella parte superiore del fotogramma e la “piccola” IC1284 nella parte inferiore destra. Non mancano diverse nebulose oscure come la B312, B311 e B92 e si fanno decisamente notare ben due bellissimi ammassi aperti: M25 e NGC6647.

Per essere “solo” 3 ore di posa sono decisamente soddisfatto. Come sempre cliccando sull’immagine verrete diretti al mio sito con i dettagli tecnici di ripresa e una versione a risoluzione più alta.

Integrated Flux Nebula

Questa regione della IFN si trova al margine occidentale della costellazione dell’Orsa Maggiore, ai confini con quella della Lince.

La Nebulosa a Flusso Integrato è un nebulosa situata ad alte latitudini galattiche e non è illuminata da una singola stella, ma da tutte le stelle della Galassia. E’ un soggetto abbastanza difficile da riprende e richiede molto tempo d’integrazione, nelle notti migliori.

Resto di supernova Simeis 147 (Sh2-240)

Dopo tanto tempo senza elaborare posso finalmente mostrarvi qualcosa di nuovo!

Questo resto di supernova si presenta sotto forma di delicatissimi filamenti, più densi nel lato sud-orientale e molto più rarefatta in quello occidentale; sono stati creati da un’antica supernova esplosa a circa 4800 anni luce dal Sole, sul Braccio di Perseo. Se le misure di distanza sono corrette, l’oggetto avrebbe una dimensione reale di ben 160 anni luce. La supernova sarebbe esplosa circa 40000 anni fa, lasciando verso l’angolo meridionale dell’oggetto una pulsar.

La ripresa è un mosaico di quattro pannelli; ogni pannello è una compositazione tra RGB e filtri Hα e OIII. Solo utilizzando filtri a banda stretta sono riuscito a isolare a rendere più contrastata la nebulosa; questo è il risultato.

Simeis 147

Come sempre le riprese sono state automatizzate con Astroscheduler.

Spero vi piaccia! Cieli sereni!

Resto di supernova CTA1

Anche noto come G 119.5+10.3, è un resto di supernova che si trova alle coordinate equatoriali (J2000) 0h 05m 56 +72° 56′ 32″, distante da noi circa 4500 a.l.

E’ risultato essere uno degli oggetti più difficili da elaborare per via del fitto campo stellare di fondo, che ha reso complicato lo stretch non lineare selettivo sul resto di supernova.

La ripresa è una compositazione tra RGB e filtri Halfa e OIII. Guardando il solo frame RGB si rilevavano infatti solo alcune deboli emissioni; solo utilizzando filtri a banda stretta sono riuscito a isolare a rendere più contrastata la nebulosa; questo è il risultato

Una veloce ricerca su Internet rivela che molte pubblcazioni scientifiche hanno avuto come obiettivo questa zona. Infatti in un articolo del 1997 (https://aip.scitation.org/doi/10.1063/1.54092) si annuncia la scoperta di una sorgente di raggi gamma nella direzione della supernova; nel 2008, il Fermi Gamma Ray Space Telescope (https://arxiv.org/abs/0810.3562) trova la pulsar responsabile dell’emissione gamma e probabilmente ciò che rimane della stella originante l’esplosione che tutt’oggi possiamo ammirare.

Nel campo, come una piccola gemma, si trova NGC40, una nebulosa planetaria (trovate sul mio sito un crop al 100% dell’area). La nebulosa si trova a 11750 a.l. da noi, collocandosi quindi molto più lontanto di CTA1.

Il suo diametro si aggira attorno all’anno luce e contiene al suo interno una nana bianca, fautrice della nebulosa, con temperatura superficiale di 90000°K; questa stella, insolitamente luminosa, ha le caratteristiche tipiche di una stella di Wolf-Rayet e con suo forte vento stellare interagisce con la nebulosa, deformandola fino a farle assumere una forma irregolare. Nel giro di qualche decina di millenni, la nebulosa si disperderà nel mezzo interstellare, lasciando libera la stella nana centrale, che si spegnerà anch’essa lentamente nello spazio.(https://it.wikipedia.org/wiki/NGC_40)

NGC2261 – La Nebulosa Variabile di Hubble

Questa nebulosa è famosa per le sue continue variazioni di forma e luminosità (da cui il nome); queste variabilità vennero scoperte su una serie di lastre fotografiche prodotte lungo alcuni anni verso la metà del Novecento da Carl Otto Lampland. Nel 1959, George Herbig notò che la stella centrale era in realtà una brillantissima e minuscola nebulosa di forma triangolare, che a sua volta conteneva una stella appena formata; fu questo il primo di una serie di oggetti simili scoperti in seguito. Si pensa che questo tipo di struttura possa essere esistito anche quattro miliardi di anni fa attorno al nostro Sole, durante la formazione dei pianeti.

La stella centrale della nebulosa è un realtà una stella doppia, formata da due componenti la più luminosa delle quali è circa 10 volte più grande del Sole; tuttavia la loro luce non è osservabile nella banda della luce visibile, ma solo negli infrarossi, a causa della densa nebulosità. Probabilmente il sistema è composto dunque da due stelle T Tauri, formatesi circa 300.000 anni fa.

La variabilità della nebulosa si pensa che possa essere invece dovuta al fatto che i filamenti di gas vengono espulsi dal disco proto-planetario in una forma a doppio cono, che seguono le linee del campo magnetico della stella, provocando così le variazioni osservabili (Testo adattato da Wikipedia).

L’acquisizione delle riprese è stata effettuata in modo automatico tramite AstroScheduler

NGC2261

M63 – La Galassia Girasole

La galassia Girasole è una spirale del tipo Sb o Sc. Il nome proprio girasole è dovuto al grandissimo numero di segmenti di spirali che circondano il nucleo, ben avvolte attorno ad esso e pervase da un gran numero di nubi di polvere interstellare; la massa totale della galassia sarebbe compresa fra le 80 e le 140 miliardi di masse solari, con un diametro di 90000 anni luce, ossia simile a quello della nostra Via Lattea. La distanza è stimata sui 37 milioni di anni luce e si allontana da noi alla velocità di 580 km/s (Testo adattato da Wikipedia).

L’acquisizione delle immagini è stata effettuata in modo automatico tramite AstroScheduler.

M63

 

MW2 – Angel Nebula

La Angel Nebula (Nebulosa Angelo, perché ricorda un angelo con le li spiegate) è quella che gli astronomi definiscono una IFN (Integrated Flux Nebula). Una tipologia di nebulose composte da polveri che non si trovano all’interno della Via Lattea, ma la “inviluppano”. Essendo quindi queste nebulose lontane da qualsiasi sorgente luminosa, l’unica luce che riflettono è quella della Via Lattea. In particolar modo, le polveri di cui è composta una IFN assorbono radiazione UV e la riemettono nel visibile, tendenzialmente nella zona rossa dello spettro.

L’acquisizione dell’immagine è stata effettuata in modo automatico con AstroScheduler.

AngelNebula

Ammasso Aperto M36

M36 (conosciuto anche come Messier 36 o NGC1960) è un ammasso aperto visibile nella costellazione dell’Auriga. La sua scoperta è stata, fino al 1984, attribuita a Le Gentil (1749); oggi invece si attribuisce la scoperta di M36 a Giovan Battista Odierna, avvenuta prima del 1654.
M36 si trova ad una distanza di circa 4100 anni luce dalla Terra, nel Braccio di Perseo, quello subito più esterno al nostro; con un diametro apparente di 12′, corrisponde ad un diametro reale di circa 14 anni luce.
M36 è anche uno degli ammassi più giovani, con un’età stimata di 20-25 milioni di anni: non contiene infatti alcuna gigante rossa, al contrario dei due ammassi vicini M37 ed M38. Le componenti più brillanti sono di ottava magnitudine, fra cui spicca una gigante blu di magnitudine 8,3, di classe spettrale B3; di fatto M36 costituisce il centro del sottogruppo più vicino dell’associazione stellare Auriga OB1. Il numero delle componenti reali dell’ammasso sarebbe circa 60 e secondo i risultati di un’analisi spettrografica avrebbero una rapida velocità di rotazione; come altri ammassi aperti, anche questo mostra evidenti segni di segregazione di massa. L’ammasso tende ad avvicinarsi a noi alla velocità di 5 km/s. 
Si è ipotizzato che una delle stelle OB più massicce di M36 sia esplosa come supernova circa 40.000 anni fa, dopo essere stata espulsa dall’ammasso, generando l’esteso resto di supernova noto come Simeis 147, visibile più a sud, fra Toro e Auriga; sebbene la distanza di quest’oggetto sia stata tradizionalmente indicata come pari a 800 parsec, gli studi più recenti tendono a riportare una distanza di 1470 parsec, compatibile con M36, suggerendo quindi una certa affinità.(Testo da Wikipedia)

M36

NGC 281 – The Pac-Man Nebula

As for IC342, this is also a new attempt for a better rendition of this nebula. This is the time of NGC281 in Cassiopeia.

This was my previous attempt using the Vixen VC200L:

NGC 281 old version

And this is the new one:

ngc281_2